La piccola Elena non ce l’ha fatta. Nonostante le cure e l’intervento neurochirurgico tentato all’Ospedale Salesi di Ancona, il suo fisico ha ceduto e i medici hanno solo potuto constatare la morte cerebrale. A 22 mesi di vita, la piccola Elena ha dato addio a questo mondo, strano ed incomprensibile e controverso, dove la fragilità umana è l’unica spiegazione possibile per dare una giustificazione umana alla sua morte.
Si fragilità umana, perché sembra assurdo che un padre dimentichi una figlia sul seggiolino della macchina e si avveda del tragico errore solo dopo alcune ore, quando pensa di andare a riprendere la figlia all’asilo nido, dove credeva di averla portata.
In genere siamo abituati a vicende famigliari tragiche, dove i protagonisti appartengono a categorie marginali, ad ambienti dove regnano il degrado e la miseria, dove spesso accadono eventi luttuosi dettati proprio dalle precarie condizioni di vita economica e sociale. In questo caso è proprio l’esatto contrario. Si tratta di un papà che si trova su uno dei gradini più alti della scala sociale, di una famiglia nel pieno possesso delle facoltà e delle responsabilità genitoriali.
Eppure, per una dolorosa fatalità o per un malefico scherzo del destino, è accaduto l’evento tragico, con le conseguenze terribili sul piano morale e giudiziario, per le responsabilità connesse all’abbandono della minore ed alle sue estreme conseguenze. Fa bene la madre a sostenere il marito: "Quello che è successo a Lucio può capitare a ognuno di noi, perchè non ci si ferma mai e lui non si fermava perchè si preoccupava di me, della mia gravidanza e della piccola Elena... Voglio dire al mondo intero l'amore del mio compagno verso la figlia, padre esemplare!". E’ vero, nel matrimonio c’è una grazia di stato che trasforma il dolore in amore e comprensione e rafforzamento dell’unità coniugale.
Ha ragione la mamma, una cosa del genere potrebbe accadere a ognuno di noi! Come tutto questo possa verificarsi, come la mente possa dissociarsi a tal punto è più che un mistero e spetta agli esperti darne una spiegazione scientifica. Le spiegazioni, purtroppo, non cambiano lo stato delle cose e neppure possono costituire un atto preventivo. A noi, oggi, spetta essere solidali e vicini alla famiglia e condividerne il dolore.
Dentro tanto dolore, alla fine del tunnel più buio è possibile intravvedere una luce e una nuova speranza. E’ la luce degli occhi dei tre bimbi che per merito della piccola Elena porranno continuare a vivere, grazie alla donazione dei suoi organi. Il cuore della piccola Elena continuerà a battere nel petto di un altro bimbo e ci renderà meglio comprensibile la parola del Vangelo: il seme sepolto nella terra muore ma porta molto frutto.
Gino Mecca



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