Torna in questi giorni all’attenzione del Parlamento il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico o, più propriamente, sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat). Il testo era già stato approvato in Senato nel 2009 ed è stato deliberato dalla Commissione Affari Sociali della Camera il 15 febbraio 2011, con i voti del PdL e dell’UDC, contrari PD ed IdV.
Alcuni punti salienti del disegno di legge. Innanzitutto, la validità delle dat, che è triennale. Dopo tre anni dalla loro formulazione decadono, per assicurare la rispondenza delle dichiarazioni di volontà alle reali intenzioni del dichiarante, che nel frattempo potrebbe aver cambiato idea.
L’idratazione e nutrizione artificiali non sono considerate terapie, quindi, non possono formare oggetto di dat. Si tratta, infatti, di supporti vitali essenziali. Questa scelta serve ad evitare casi come quello di Eluana Englaro, privata del cibo e dell’acqua fino alla morte.
Le dat, inoltre, non sono vincolanti per il medico, che deve però “prenderle in considerazione”. Questo è il punto che – al di là dei vari slogan politici ed ideologici – ha fatto più discutere e la ragione l’ha chiarita in più occasioni il Senatore Marino. Se le dat fossero vincolanti, il medico non avrebbe più alcuna responsabilità rispetto alla morte del paziente, essendo obbligato ad eseguirle. Ma se non sono vincolanti, la responsabilità della morte del paziente può ricadere sul medico in quanto resta il medico l’ultimo arbitro della effettività e necessità dell’applicazione delle dichiarazioni di trattamento. In altri termini, se le dat non sono vincolanti il medico non può “nascondersi” dietro la volontà del paziente e resta pienamente in gioco, in scienza, coscienza e responsabilità: e questo, ovviamente, a qualcuno dà fastidio.
Infine, è istituito un registro unico nazionale delle dat, ad evitare il fiorire avventuroso di registri locali la cui irrilevanza giuridica ed onerosità economica è già stata oggetto di interesse anche da parte dei Ministeri degli Interni e della Salute.
Ora, non c’è dubbio che il disegno Calabrò sia ben altra cosa rispetto alle varie proposte avanzate in passato da parte di esponenti laici o sedicenti cattolici. Resta però il fatto che le dat sono uno strumento pericoloso di per se. Infatti, è sufficiente leggere il testo del disegno di legge (reperibile sul sito della Camera dei Deputati) per cogliere numerose “zone grigie”, che possono dare problemi di interpretazione ed attuazione.
Va inoltre considerato che il Codice Penale già contempla un forte presidio della indisponibilità della vita, poiché punisce l’omicidio del consenziente e l’assistenza al suicidio; non a caso non esiste ancora alcuna sentenza penale che abbia “sdoganato” il “diritto di morire”. Come si porrebbero le dat rispetto a tali norme?
Infine, è sotto gli occhi di tutti l’esperienza della Legge 40 sulla fecondazione artificiale. Nata come legge che doveva “frenare il far west della provetta” anche “a tutela del concepito” (cosa impossibile, per una tecnica che ha quale presupposto la produzione e la distruzione dei concepito), sta subendo una pesante e continua opera di attacco e demolizione da parte della Corte Costituzionale e della politica (come dimenticare le linee–guida Turco, che hanno reintrodotto la selezione embrionale seppur la Legge40 la vieti espressamente?). E soprattutto, i dati parlano di centinaia di migliaia di embrioni umani uccisi nell’attuazione della Legge 40. Lo stesso accadrà di sicuro quanto alla legge sul testamento biologico.
Ecco perché, forse, da parte del mondo cattolico, dopo l’iniziale auspicio di una norma per fermare le “avventure” come la vicenda Englaro, sarebbe ora necessario un ripensamento. Come non esiste una fecondazione artificiale “cattolica”, non può esistere neppure un testamento biologico “cattolico”.
Massimo Micaletti



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