Mai così in basso. Nella storia della nostra Repubblica, mai si è avvertito, come ora, un senso di sfacelo, un’aria quasi irrespirabile, un degrado morale a cui purtroppo la nostra società si sta adattando. Con il rischio che diventi una cosa normale, parte della nostra vita.
Di fronte alla crisi etico politica che investe il nostro Paese, l’Azione cattolica, nel convegno a Roma su Vittorio Bachelet, ha sottolineato come sia urgente “recuperare il senso della misura, del decoro, del rispetto”, di fronte al disastro antropologico che riguarda soprattutto i giovani, con la tentazione di mettere al centro della vita il successo, la furbizia, il guadagno facile, il mercinomio di sé. Per questo, bisogna reagire all’idea che, per realizzarsi, si debbano mettere da parte i propri talenti per cercare i favori del potente di turno. E bisogna tornare a dire con forza che ciò che è immorale è immorale e che ciò che è male è male. E che l’Italia non è quella del quotidiano “Libero”, secondo il quale, in fondo, agli italiani piace lo stile di vita del Presidente del Consiglio. Non è nemmeno quella delle mutande messe in mostra da Giuliano Ferrara che cerca di rovesciare il problema etico, affermando il diritto ad atteggiamenti libertini e polemizzando con i nuovi puritani, moralisti da strapazzo. Di fronte a queste posizioni, è diseducativo non reagire e avallare col silenzio certi comportamenti che sono puro veleno per i più giovani. E nemmeno si può affermare, come fa l’on. Lupi, vicepresidente della Camera e con lui altri cattolici del centrodestra, che la coerenza richiesta in campo etico sarebbe in contrasto con il “limite umano” che ogni uomo sperimenta e che quindi il cristiano è tenuto solo alla testimonianza. Ma senza coerenza nei comportamenti di vita, quale testimonianza si può dare? E se è vero che il cristianesimo non è una morale, è altrettanto vero, come dice san Paolo, che “se uno è in Cristo, è una creatura nuova” e quindi con un altro stile di vita , perché “ le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove”. Per questo, comportamenti e coerenza non sono scindibili tra loro.
Quello che appare sorprendente, nella situazione indecorosa che la politica italiana sta esibendo da tempo, è la passività e quasi l’acquiescenza dell’opinione pubblica, anche se, in questi ultimi giorni, cominciano ad arrivare segni di disagio e di protesta dalla società civile ed anche dal mondo delle parrocchie e del volontariato. E ci sono state anche voci autorevoli di dissenso, come quella di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Sono segnali che stanno a dire che ormai la misura è colma e non è possibile tirare avanti ancora per mesi o per qualche anno in queste condizioni. Se non è possibile un recupero della moralità, si torni almeno alla decenza.
Pietro Di Benedetto


